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21 maggio 2008

Bagan, la pagoda dei Buddha giganti


Birmania, Bagan, agosto 2007

Non ricordo il nome di questa pagoda. Ricordo che era nel villaggio dove si trovano i laboratori della cera lacca. Ricordo che il Buddha dell'ingresso principale era così grande che la pagoda pareva essergli stata costruita addosso e che lui fosse lì da prima. Ricordo che c'era un segreto nel sorriso del Buddha, che a guardarlo aveva uno sguardo severo. Ricordo che la mitica Lonely Planet parlava di una scaletta nascosta (e infatti non l'abbiamo trovata) che portava in alto, all'altezza della testa del Buddha e allora lì e solo lì avremmo potuto vederlo sorridere. Ricordo che girando dietro allo stupa principale, c'era una lunga statua di Buddha disteso. Ricordo che era così grande che non riuscivo a riprenderlo neppure col grandangolo. Ricordo che anche qui la costruzione della stanza intorno alla statua sembrava seguirne le curve del corpo. Ricordo una donna con la faccia smunta e rugosa che chiedeva l'elemosina inginocchiata sull'ingresso, fra il buio dell'interno e la splendida luce del pomeriggio che brillava fuori. Uno dei tanti momenti di silenzio e di pace che certi luoghi sanno regalare.

03 aprile 2008

Bopaya Pagoda


Birmania, Bagan, Bopaya pagoda, agosto 2007

Ancora Bagan, ancora una bellissima pagoda. La Bupaya sorge sulle rive dell'Irrawaddy, che il regime ha ribattezzato Ayeyarwady. E' costituita da uno stupa eretto sopra una specie di roccia ovale, completamente rivestita d'oro. La terrazza circolare su cui sorge, si affaccia sul fiume, mentre sotto, altre terrazze circolari degradano fino al fiume. Per la sua visibilità, la pagoda è usata come punto di riferimento dalle barche e dai battelli, quasi fosse un faro. E in effetti, come un faro, si riflette sulle nuvole, formando un arcobaleno d'oro.
La Pagoda, per quanto di antiche origini, ha subito gravi danni nel terremoto del 75 ed è stata quindi n gran parte ricostruita.



Birmania, Bagan, Barche sull'Irrawaddy, agosto 2007

31 marzo 2008

Dhamma Ya Zi Ka Paya


Birmania, Bagan, Dhamma Ya Zi Ka Paya, agosto 2007

Chiara chiedeva le foto di questa Pagoda. Io credo di aver messo quelle giuste (Chiara aspetto la tua conferma!!). Io ricordo che sono stata qui insieme a due simpaticissimi ragazzi, incontrati la mattina in un tempio da dove eravamo scappati insieme per colpa di un serpente nascosto fra gli scalini di una torre. Abbiamo percorso tranquilli il vialetto, stando ben attenti a non mettere i piedi scalzi sulle pietre rosse che erano roventi.
Chiara, spero di farti rifare una piacevole passeggiata per quel vialetto!


Birmania, Bagan, Dhamma Ya Zi Ka Paya, agosto 2007


Birmania, Bagan, Dhamma Ya Zi Ka Paya, agosto 2007

28 marzo 2008

Shwezigon Paya


Birmania, Bagan, Shwezigon Paya, agosto 2007

Anni fa, il regime costrinse la popolazione a lasciare il vecchio paesino di Bagan. Le persone cominciarono così a costruire le proprie case a qualche chilometro di distanza. Sorse così Niaug-U, la località preferita dai viaggiatori, vicina ai templi e piena di piccole guesthouse e ristoranti di ogni genere (comprese, aihmè, le pizzerie italiane) dove si può mangiare al lume di candele e lanterne di carta. Nel paese sorge una vera perla, la Shwezigon Paya.


Birmania, Bagan, Shwezigon Paya, agosto 2007

La Pagoda, interamente rivestita d'oro, sorge su una terrazza quadrata, cal centro della quale si erge lo stupa, circondato da molti edifici e piccoli templi. Ingressi e monumenti sono tutti ordinati seguendo i punti cardinali.

La pagoda fu costruita da re Anawrata fra il 1044 e il 1077 e terminata da re Kyanzittha, lo stesso della pagoda di Ananda.
La pagoda conserva (come ogni stupa) delle reliquie di Buddha. In questo caso pare che conservi un osso della fronte e una copia del dente di Buddha conservato a Kandy, oltre a una statuetta di Buddha di smeraldo, di provenienza cinese.
Il re Anawrata posizionò sulla sua terrazza inferiore i 37 Nat principali, adorati in Birmania. I Nat erano gli spiriti dei luoghi, a volte positivi, a volte negativi e dispettosi, residuo di un culto animista, precedente alla conversione al Buddhismo e tuttora molto sentito in Birmania. Le statue dei Nat furono poi spostate in una piccolo tempietto accanto allo stupa principale, sempre all'interno della cinta della Shwezigon. Purtroppo non si tratta delle statue originali, che sono state trafugate e si dice che si trovino ora in Italia.


Birmania, Bagan, Shwezigon Paya, agosto 2007

La Pagoda è circondata da una cinta di portici dai quali si accede alla terrazza principale. I lunghi corridoi sono affollati di monaci e venditori di cheerot e di polvere di tanaka.


Birmania, Bagan, Shwezigon Paya, agosto 2007

27 marzo 2008

Capolavori di souvenirs


Birmania, Bagan, agosto 2007

Nelle immediate vicinanze dei templi più importanti di Bagan, o anche nel buio degli ingressi, lavorano molti artigiani. Le loro opere sono disegnate su tele, sulle quali è stato incollato uno strato di sabbia. Le mani, esperte e precise, riproducono, completamente a memoria, le più belle pitture dei templi o anche disegni tratti da motivi religiosi o del mito. I disegni sono anche molto piccoli, pieni di dettagli e con colori sgargianti. Nel particolare della foto, la mano colora un piede di Buddha, sul quale sono disegnati simboli di buona fortuna.


BIrmania, Bagan, agosto 2007

26 marzo 2008

Ananda Patho


Birmania, Bagan, Ananda Patho, agosto 2007

Io non so bene cosa lo tenga a fare questo blog. Informazioni sui viaggi praticamente non ne riesco a dare, spiegazioni poche, tragitti, itinerari, neppure a parlarne... Mi sono appena resa conto che da settembre ad ora non ho mai neppure postato una foto di uno dei luoghi più belli della Birmania, ovvero Bagan. Non posso rimediare così, in un attimo. Bagan è un luogo incredibile, che ospita più di 2000 templi, alcuni grandissimi, altri piccolissimi, alcuni diroccati, altri sontuosi. Sorgono in mezzo alla campagna, fra alberi e campi coltivati che si percorrono in calesse.
L'Ananda Patho è uno dei più belli. Inconfondibile per la sua cupola dorata, che fiammeggia nel tramonto, visibile quasi da ogni parte, accoglie al suo interno delle altissime statue di Buddha, interamente dorate. Costruito intorno fra il 1090 e il 1105 dal re Kyanzittha, fino a pochi anni fa era possibile salire fino alla cima per ammirare albe e tramonti, sempre spettacolari. Anche Terzani ne parla, descrivendo un alba, ammirando il panorama nella quiete delle sue terrazze.
"All'alba, guardando nella piana di Pagan dal più alto pinnacolo del tempio di Ananda, le risposte vengono a mancare e non riesco neppure a dirmi che cosa davvero c'è da augurarsi per questo straordinario e triste Paese. (...) In fondo questo voler fermare il rogresso è qualcosa di vecchio nella Birmania ed è come se i birmani accettassero che la storia, buddhisticamente, non fa che ripetersi. Questo tempio di Ananda, il più bello, il più elegante ne è come la riprova.
Lo fece costruire nell'anno 1090 un re che, affascinato dalle storie buddhiste raccontategli da monaci venuti dall'India, volle vedere davanti a sè, in questa piana color ocra, il paesaggio mitico dell'Himalaya. Quando l tempio, con i suoi straordinari pinnacoli bianchi come vette innevate fu finito, il re era entusiasta, ma subito fece decapitare l'architetto, che aveva realizzato il suo sogno. Non voleva che costruisse niente di più bello.
(...) Quei re, a loro modo, non volevano il progresso, come non lo vogliono i despoti di oggi, che reprimono nel sangue ogni richiesta di mutamento".


Oggi purtroppo la salita è vietata. Ufficilamente ciò serve a tutelare i templi, ufficiosamente si sa che il Governo spinge per l'acquisto di un biglietto (costo $ 10,00) per salire su una mostruosa nuovissima torre, dalla quale è possibile ammirare il paesaggio. Boicottare la torre, per chiunque arrivasse fin lì, è quasi un dovere!


Bimania, bagan, Ananda Patho, agosto 2007

13 settembre 2007

Il sorriso della Birmania



Myanmar, Bagan, Agosto 2007

Il ritorno non è mai facile. A dire il vero era proprio il momento. Tre settimane di notti passate su pulman scomodi, carretti e taxi blu, con le loro corse per strade scassate, scale e salite, monti e colline erano stati sufficienti a farmi trascinare i piedi a ogni passo in più. Ero stanca davvero. Tuttavia, quando il muso dell'aereo ha forato l'ultimo velo di nuvole, che, richiudendosi dopo il nostro passaggio, ha nascosto Yangon alla mia vista, ho sentito il solito magone. Le usuali domande hanno subito fatto capolino nella mia testa: tornerò? La vedrò ancora la Shwedagon dorata? Li sentirò ancora i campanelli della Golden Rock? Passeggerò ancora con la carrozzella per i viottoli di Bagan?
Infondo il Myanmar (la Birmania) è stata una sorpresa. Mi aspettavo un posto dove il peso della tirannia militare del governo si facesse sentire ad ogni passo, in ogni angolo, in ogni aspetto della vita. Invece, il calore e il sorriso ci hanno avvolti fin dal primo momento. Il Myanmar è un paese dove non ci si può sentire estranei, tanta è la gentilezza, la dolcezza, l'accoglienza della gente. Persino l'allegria.

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