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09 settembre 2008

Buy my candle


India, Varanasi, Assi Ghat, agosto 2008

Un'immagine degli ultimi giorni di viaggio: Varanasi.
Varanasi (un tempo Benares) è una città della quale non si finirebbe mai di parlare: affascinante, sporca, santa, crudele, misteriosa. Uno dei posti dove di sicuro vorrei poter tornare. Lungo la riva della Ganga (il fiume Gange, ma i fiumi sono tutti femminili in India), si dipanano le vite di milioni di persone. Ogni mattina, mentre i bramini celebrano il sorgere del sole, le persone si lavano, lavano i panni, celebrano riti, fanno offerte. Le stesse scene si ripetono la sera al calar del sole. A quest'ora i bambini dei Ghat escono a vendere le loro candele: un piattino di foglie pressate, petali di tagete o di rosa, una candelina di ghee, 10 rupie. Si fanno concorrenza a vicenda: compra la mia, no, compra la mia, prometti che la comprerai domani.
E' un vero e proprio assalto, al quale non si sa come resitere.


India, Varanasi, Assi Ghat, agosto 2008

15 febbraio 2008

Tenerezza


Myanmar, Yangon, agosto 2007

Ho inserito questa foto qualche giorno fa su Flickr.com, nel mio spazio. Ha avuto un discreto numero di commenti favorevoli, ma quello che mi ha colpito è stato il fatto che molti commenti riguardavano la tenerezza provocata da quel bimbo steso in terra.
Ed in effetti, di sicuro "tenerezza" è una parola corretta, ma non è la sola che mi suscita il vedere quel corpicino steso su panche di legno.
Era l'ultimo giorno della vacanza e stavamo visitando l'ennesimo mercato, cercando cibi particolari o specialità ancora non viste. Era un mercato all'ingrosso di frutta e verdura. All'ultimo piano c'erano anche i fiori. Io ero stanca, e forse per questo vedevo le cose in modo meno positivo del solito. Il bambino era lì, a quell'ultimo piano e il senso di desolazione che mi aveva provocato vederlo non era da me. Dietro di lui le pentole sistemate in fila, come se quella fosse una "casa" e sopra, poco più in là, una specie di impalcatura con delle imbottiture (materassi?), buttati a caso. Sullo sfondo, gli adulti urlavano per l'acquisto delle merci. Lui non sentiva nulla: lui dormiva.

02 ottobre 2007

I tuoi occhi nei miei.


Myanmar, Taungbyon, agosto 2007

Le notizie sul Myanmar stanno scivolando in seconda pagina. Inevitabile: il regime sta chiudendo tutti i canali, dà la caccia a chi ha una telecamera o una macchina fotografica, internet non funziona, i giornalisti spariscono senza lasciare traccia. Le notizie non passano e piano piano non c'è più nulla da scrivere. Persino l'inviato ONU non riesce a comunicare i contenuti dei colloqui al di fuori del Myanmar.
Ma io non riesco a non pensarci. Non posso non pensare alle mille persone incrociate nei paesi e nelle città e domandarmi dove sono, se sono salve. Quella della foto è una piccola monaca di Mandalay. L'ho incontrata a Taungbyon, durante una grande festa dei Nat, gli spiriti protettori. In mezzo alla calca della gente che si spingeva, ballava, saltava e portava offerte, lei mi guardava, immobile, con i suoi grandi occhi. E ora ditemi se quegli occhi si possono dimenticare.

03 novembre 2005

La bimba e il betel


Image hosted by Photobucket.com

Sri Lanka, Kandy, Agosto 2004

La noce di betel è il frutto di una palma (il nome scientifico è Areca Catechu), che viene consumato, praticamente, solo nel sud est asiatico. Viene preparato tagliandolo a spicchi e cospargendolo con una polvere alcalina, ricavata dalla cottura, lunga parecchi giorni, dei gusci di varie conchiglie. Il tutto viene chiuso in una foglia di betel. L'insieme delle tre sostanze, se masticato, provoca un senso di benessere e di energia. Il succo che fuoriesce dalla noce viene sputato, ma ciò nonostante, chi fa uso del betel finisce con l'avere la lingua e il cavo orale di un colore rosso acceso.
In Sri lanka i venditori di betel si trovano di frequente anche per strada, come la mamma della bimba fotografata. Mi è capitato di vedere anche bambini con la lingua rossa, segno che anche ad essi viene insegnato a masticare betel.

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