India, Rajhastan, Jodhpur, la città azzurra, agosto 2008
Ci sono??? Non lo so mica! Sono ancora troppo assonnata, troppo stranita (per non dire peggio), troppo tutto...
Ho in testa le canzoni di Bolliwood, i canti delle Puja, le voci dei mercati, i sussurri delle preghiere, i clacson, i campanelli. E negli occhi le immagini e i colori di un altro mondo.
Pensavo che, essendo già stata in India, l'impressione iniziale sarebbe stata diversa dalla prima volta. Invece no. Quando sono scesa dall'aereo e ho passato i cancelli della sicurezza, prima ancora di uscire dall'aeroporto, l'India mi ha investito come un'onda gigantesca. E' un'onda di energia, composta da milioni di persone che non si fermano mai, che vivono agli estremi, secondo le loro regole, logiche a modo loro, ma non molto a modo nostro, è un vortice che ti porta via all'istante e ti sbatacchia ovunque, fino a che non finisci sul fondo... o impari a girare.
O si ama, o si odia, non ci sono possibilità, nè vie di mezzo. E chi la ama sa che può farlo solo chi dall'India ha imparato ad aspettarsi tutto, adattarsi a tutto e perdersi in qualunque momento.