18 ottobre 2011

Dopo lunga lunghissima pausa

Merzouga, Marocco: le alte dune dell'Erg Chebbi (agosto 2011)

Le cose da fare sono sempre tante e postare su un blog, lo ammetto, non rientra tra le mie priorità. E così è passato quasi un anno e neppure me ne sono accorta. Difficile ricominciare adesso a scrivere qualcosa. Da dove riprendo? Di cosa parlo? Riparto così, come se niente fosse? Se così dev'essere, allora, ripartirò con il racconto di una delle più emozionanti esperienze che abbia fatto. Il deserto. E' vero che per me è sempre stato un sogno. Ero piccina e desideravo vedere il Sahara. Sì perchè per me il deserto è sempre stato quello. E poi ho scoperto che non è neppure così difficile provare un assaggio del deserto. Almeno, la sola parte bella, senza le difficoltà di un viaggio che lo attraversi. 
Merzouga e l'Erg Chebbi sono stati la nostra destinazione. Le dune del Chebbi (Erg vuol dire "duna") si trovano in Marocco, al confine con l'Algeria. Sono alte circa 150m e ci si arriva in un'ora e mezza, forse due, di dromedario. Appena ci lasciamo dietro le spalle i segni di una seppur minima civiltà, il deserto ci avvolge completamente. Il silenzio assoluto ci consente di sentire il frusciare della sabbia fra le zampe dei dromedari. Il beduino vestito di blu cammina sulle dune alla testa della carovana, come fosse la cosa più facile del mondo, ma di sicuro non lo è. Basta provare, e lo abbiamo fatto poco dopo, a salire un piccolo dislivello per rendersi conto che si scivola più di quanto si riesce a salire. O meglio, noi persone normali, scivoliamo giù. Loro no. Loro sanno come si fa... Arriviamo all'accampamento ai piedi del grande Erg Chebbi. Ci siamo solo noi e due giapponesi. Ma i giapponesi, si sa, fanno i giapponesi. E' come se non ci fossero. Loro fanno disegni con le luci per le fotografie ricordo, guardano un po' disgustati la tajine, e vanno a letto presto, dentro la tenda. Noi, invece, siamo italiani, e facciamo gli italiani. Beviamo il tè alla menta bollente, ci gustaimo la zuppa di Harira, divoriamo la tajine e poi di sicuro non andiamo a dormire. Ci aspetta la notte, piena di luna e le stelle cadenti. Saliamo con il nostro Mohammed in cima ad una duna (che fatica!) e lì restiamo incantati nel buio per ore aspettando che la vista si abitui e ci consenta di vedere le dune che ci circondano. Non riusciamo a dormire nella tenda. La magia ormai ci ha preso completamente e chiudersi al coperto ormai sarebbe un sacrilegio. Restiamo fuori, tutta la notte sotto il cielo più grande del mondo. E prima che il sole sorga, silenziosamente, saliamo sulla duna davanti all'accampamento ad aspettare i primi raggi del nuovo giorno. Sempre gli stessi da millenni, sempre diversi. L'eternità è lì.

Merzouga, Marocco: l'alba all'Erg Chebbi (agosto 2011)




8 commenti:

Cristina ha detto...

Ciao, ti ho scoperta per caso mesi fà e già non postavi da tempo....mi fà piacere vedere nuove foto, e queste sono bellissime....il deserto è affascinante e il silenzio magico. Ciao Cri : )

Luisa ha detto...

Ciao Cri :) grazie del saluto. Fa piacere trovare dei commenti ad un post dopo un tempo così lungo!

Silvia Merialdo ha detto...

ciao Luisa, bentornata sul blog!
Bellissime queste foto, così come la tua esperienza nel deserto.
Sono stata a Merzouga tanto, tantissimo tempo fa, e da allora ho sempre adorato i deserti, dal Sahara al Gobi. Il silenzio e poesia che emanano sono profondi come le notti stellate che regalano.
A presto e riprendi a postare le tue foto e i tuoi racconti, che sono bellissimi!

Luisa ha detto...

Grazie SIlvia :)

Anonimo ha detto...

Bellissime foto.
ariannadisegnadipingecrea

giardigno65 ha detto...

stupendo !!!

Demian ha detto...

Seguo il suo blog da molto tempo, una anno di pausa è stato un attimo ben pagato dal nuovo materiale prodotto. I suoi viaggi e le fotografie sono energia pura per chi come me ha la sindrome dell'orizzonte da superare.
Grazie Luisa :-)

Luisa ha detto...

Ma grazie a lei Demian. E' un immenso piacere sapere che le mie foto sono gradite e magari sono anche di stimolo per superare la "sindrome dell'orizzonte" :)

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