07 dicembre 2009

Ancora qui.


Bali, Goa Lawah, agosto 2009

Ci voleva il ponte e le giornate di pioggia per farmi tornare qui. Il tempo mi è scappato senza che me ne accorgessi e le mie pagine continuavano a restare vuote.
I saluti ad agosto e poi... siamo già a dicembre.
Che dire adesso? Le impressioni si sono maturate, le immagini fanno già parte dei ricordi. Però sono tutte lì, chiarissime, forti. Parlano di visi, di storie strane, struggenti, di popoli lontani, di abitudini diverse, di linguaggi nuovi e antichi. Hanno il sapore della scoperta. Ed io spero di riuscire a raccontarvela, almeno un pò.

07 agosto 2009

Bye, bye!!




Ci rivediamo a settembre!! Buone vacanze a tutti.

06 luglio 2009

Teej, la festa del monsone


India, Bundi, Teej, agosto 2009

Ho letto su alcuni resoconti di viaggio, girando in rete, che Bundi sarebbe una località orribile, piena si smog, di camion e di inquinamento. In effetti l'arrivo a Bundi non è dei più rassicuranti. Venendo da Chittor, la strada sembra breve: solo 150 km. In realtà non si arriva mai. Fra strade deserte e sabbiose, lavori in corso, tornanti e buche... ci mettemmo ben 6 ore per percorrerli, tanto che dalle due del pomeriggio arrivammo solo alle 8, con il buio. In effetti molte volte pensai che il nostro autista, mai stato troppo sveglio, avesse perso la strada e ci avese portato chissà dove.
Quando poi cominciammo a vedere una lunga fila di camion con le loro lucine, bè, allora fui quasi certa che fossimo finiti nel posto sbagliato. I camion non finivano mai, erano puzzolenti, polverosi: pareva che tutti i trasportatori del Rajasthan si fossero dati appuntamento là. Su questo, dunque, avrei potuto dare ragione al viaggiatore americano che aveva scritto di Bundi.
Poi però la strada si divise, superò un ponte e la fortezza apparve in cima ad un'altura. Era bellissima, affascinante, anche nella scarsa illuminazione notturna.
Decidiamo di pernottare in una Haveli nel centro, ovviamente raccomandata dalla Lonlely Planet (Haveli Braj Bhushanjee), ma una folla incredibile gira per le strade e tutti ci fanno cenno che non possiamo passare. Il notro autista sembra aver capito, ma, dal momento che non riesce a dire una sola parola in inglese, siamo noi che non riusciamo a renderci conto di cosa accada. Scendiamo e decidiamo di tentare a piedi. Facciamo appena in tempo ad arrivare all'Haveli, prendere la stanza e tornare indietro a recuperare un minimo di bagaglio, giusto l'indispensabile, prima che il passaggio sia bloccato del tutto. Per quella sera non possiamo passare perchè è la festa di Teej.


India, Bundi, Teej, agosto 2009


Ho letto che la festa si tiene anche in Nepal e che prende il nome da un piccolo insetto rosso, che esce dal terreno durante il monsone. Tipica di Jaipur, ma evidentemetne festeggiata anche in altri luoghi del Rajasthan, Teej dura due giorni. E' una festa dedicata alle donne, perchè celebra Parvati, moglie di Shiva, e il monsone che benedice il suolo con l'acqua. Le donne sposate pregano per i loro mariti, le giovani per avere uno sposo.


India, Bundi, Teej, agosto 2009


Per due sere una processione di carri sfila lungo le strade, mentre la gente guarda dalle finestre, da sopra i muri, i tetti, le terrazze. Gli idoli, in special modo Shiva e Parvati, sono portati in processione, mentre su altri carri ci sono ballerine, ragazzini vestiti da divinità, oppure rappresentazioni di demoni che spaventano i bambini.
L'atmosfera è di festa e allegria, un pò carnevalesca. Tutto dunque, tranne che quella inospitale cittadina di cui avevo letto.
A parte tutto, Bundi è bellissima anche senza Teej.


India, Bundi, Teej, agosto 2009

25 giugno 2009

Temporale sul mare


Camogli, Dalla mia solita finestra, giugno 2009

Guarda caso avevo la macchina fotografica a portata di mano. Guarda caso anche il cavallettino quello scarso, quello che non pesa nulla e la macchina cade in avanti. Guarda caso, c'era anche la fortuna che era notte e il temporale veniva dal mare.
Ok, mi sono bagnata stando alla finestra. D'accordo, sembravo scema a reggere il cavalletto sul davanzale, terrorizzata dal fatto che il vento lo portasse giù e la macchina si bagnasse in maniera grave, però.... vuoi mettere la soddisfazione di essere riuscita a "prendere" i fulmini?

12 giugno 2009

Erensler Narghilè


Istanbul, Erensler cafè, giugno 2009

Amo molto la fotografia. Ed in effetti di solito ho solo voglia di pubblicare qualche nuova foto, ma ne ho pochissima di scriverci sotto qualcosa. E' così che molte volte penso che questo blog non sia nè carne nè pesce. Troppe parole per un blog fotografico, troppo fotografico per essere un blog di lettura. Di fatto, io mi limito ad accompagnare le immagini con due righe di spiegazione. Ci sono fotografi bravissimi che non hanno bisogno di spiegazioni sotto le loro foto, perchè le immagini bastano da sole a spiegare tutto. Ed a questo proposito, sto aggiungendo molti link ai siti di meravigliosi fotografi che vi invito a visitare, per scoprire la magia di tante immagini.
Io non credo di arrivare a tanto. Quindi ecco che due righe ci vogliono. Il racconto si dipana, poi, immagine per immagine. L'una racconta l'altra.
Fra le mie piccole foto, fra quelle che forse non dicono nulla, prese da sole, c'è questa. In bianco e nero, perchè i colori erano superflui e comunque non protagonisti. In bianco e nero anche perchè non è collocabile in un dato momento: questo è un attimo che è così oggi come poteva esserlo tanti anni fa. I toni scuri sugli angoli della foto accentuano l'attenzione di chi guarda sul volto dell'uomo che fuma. Ma l'uomo che fuma è assente. Non vede chi lo sta guardando (me che fotografavo) troppo preso dal gusto del tabacco e di chi sa quale altra miscela, troppo rapito nei suoi pensieri, unica macchia bianca in questa scena scura.

09 giugno 2009

Istanbul, il più vicino luogo lontano


Istanbul, Yeni Camii, giugno 2009

Istanbul è vicina: neanche tre ore di volo. Ma è già un altro mondo. Quelle tre ore bastano per sentirsi altrove e trovare le atmosfere di un altro mondo, sentire i muezzin scandire le giornate con i loro richiami alla preghiera e vedere le persone che si radunano per il Namaz; le donne con il velo in testa, le donne con il volto coperto, le donne che invece rifiutano il velo; gli studenti universitarei che discutono ai tavolini dei cafè all'aperto, sotto l'ombra di alberi giganteschi, davanti ad un té fumante; i disegni intricati di fiori e di geometrie che adornano i muri delle antiche moschee, vestigia di tempi antichissimi ma anra simbolo di unione e di vita. Istanbul è un gran miscuglio di oriente e occidente, che però mantiene una sua fortissima personalità e una grande carica. Una città piena di fascino, che fa innamorare di sè al primo assaggio.

14 maggio 2009

Aung San Suu Kyi


Birmania, Mandalay, Nella piccola casa dei Mustaches Brothers, agosto 2007

Stamani Aung San Suu Kyi è stata nuovamente arrestata. Figlia del Generale Aung San, considerato il liberatore della Birmania dal dominio britannico, premio Nobel per la pace nel 1991, fondatrice e leader della Lega Nazionale per la Democrazia, partito che si ispira ai principi della non violenza e del rispetto dei diritti umani, Aung San Suu Kyi ha vissuto e studiato in India e in Inghilterra. Nel 1988, decise di tornare in Myanmar per accudire la madre in gravi condizioni di salute, ma fu subito messa agli arresti domiciliari con la concessione della libertà, se avesse accettato di lasciare il suo Paese. Aung San Suu Kyi rifiutò, ben sapendo che, se avesse accettato, non avrebbe mai più potuto far ritorno.
In seguito ai movimenti popolari del 1988, la giunta militare decise di indire delle elezioni politiche, che si svolsero nel 1990. Aung San Suu Kyi le vinse in maniera schiacciante, tanto che avrebbe dovuto diventare il Primo Ministro birmano. Ma ovviamente la Giunta non lo avrebbe mai potuto permettere, ed infatti, con un colpo di mano, riprese il potere sul Myanmar, nullificando il risultato elettorale e ponendo di nuovo Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari.
Nel 1995, gli arresti furono revocati, ma lei rimase in uno stato di semi libertà, senza poter lasciare il paese e senza poter vedere i suoi familiari. Non le fu concesso neppure di poter tornare dal marito, quando a questi fu diagnosticato un tumore, perchè se avesse lasciato il Paese non le sarebbe stato concesso il visto per il rientro. Il marito morì due anni dopo.
Nel 2003, a bordo di un convoglio con molti attivisti della Lega, subì un attentato. Molte persone morirono, ma lei riuscì a salvarsi. Fu però nuovamente arrestata e messa ancora una volta agli arresti domiciliari. Da allora gli arresti si sono protratti fino ad oggi, nonostante le pressioni internazionali e le speranze della sua liberazione che erano circolate all'indomani ella rivolta dell'ottobre 2007.
Sembrava che Aung San Suu Kyi sarebbe stata liberata entro breve, ma è di oggi la notizia del suo nuovo arresto a causa, pare, della violazione degli arresti domiciliari per aver ospitato un americano che avrebbe raggiunto la sua abitazione, attraversando a nuoto il piccolo lago sul quale si affaccia la casa, a Rangoon.