23 dicembre 2011
Ed è ancora Natale
Come tutti gli anni... Non si può sfuggire. C'è l'albero da fare. I regali da comprare. I pacchetti da preparare, la spesa, le feste, gli auguri: guai a dimenticare qualcuno o qualcosa. E poi tutto da disfare e riporre in soffitta. Ma prima o poi... riuscirò a prendere il volo e scappare!
Auguri a tutti, ve li faccio di cuore con alcune immagini un po' strane. Sono fatte con l'iPhone, mia nuova passione fotografica. E' una macchina fotografica particolare, che fa un sacco di cose imprevedibili e difficili da ottenere altrimenti. Poi, ogni tanto, squilla....
Auguri!
05 novembre 2011
Genova, 4 Novembre
Genova ha subito un disastro. Per mia fortuna, pur trovandomi nella zona colpita, ero al sicuro al primo piano di un locale. Il Bisagno è arrivato in pochi secondi, il tempo di chiudere le serrande e si è alzato fino all'altezza della cintola di una persona. Ho visto le macchine parcheggiate alzarsi e galleggiare, sbattere fra loro e finire l'una sull'altra. Ho visto gente camminare nel fango, motorini travolti e sommersi. E poi gente uscire fuori a spalare il fango e aprire i tombini, non appena l'acqua si è ritirata. Ripeto, sono stata fortunata. Purtroppo per molti non è andata così.
30 ottobre 2011
Allāhu Akbar
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| Fès, ottobre 2011, l'ora della di preghiera |
La piazzetta era nascosta in mezzo ai vicoli della medina di Fès. Tranquilla, silenziosa, un'oasi di pace. Come un tutt'uno, gli uomini sono comparsi dai vicoli. Alcuni sono entrati nella moschea, altri si sono presi una stuoia per pregare all'aperto, nella direzione della mecca. E il muezzin dall'alto dei minareti intonava il suo richiamo
Allāhu Akbar
Allāhu Akbar
Allāhu Akbar
Allāhu Akbar
Ašhadu an lā ilāh illā Allāh...
18 ottobre 2011
Dopo lunga lunghissima pausa
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| Merzouga, Marocco: le alte dune dell'Erg Chebbi (agosto 2011) |
Le cose da fare sono sempre tante e postare su un blog, lo ammetto, non rientra tra le mie priorità. E così è passato quasi un anno e neppure me ne sono accorta. Difficile ricominciare adesso a scrivere qualcosa. Da dove riprendo? Di cosa parlo? Riparto così, come se niente fosse? Se così dev'essere, allora, ripartirò con il racconto di una delle più emozionanti esperienze che abbia fatto. Il deserto. E' vero che per me è sempre stato un sogno. Ero piccina e desideravo vedere il Sahara. Sì perchè per me il deserto è sempre stato quello. E poi ho scoperto che non è neppure così difficile provare un assaggio del deserto. Almeno, la sola parte bella, senza le difficoltà di un viaggio che lo attraversi.
Merzouga e l'Erg Chebbi sono stati la nostra destinazione. Le dune del Chebbi (Erg vuol dire "duna") si trovano in Marocco, al confine con l'Algeria. Sono alte circa 150m e ci si arriva in un'ora e mezza, forse due, di dromedario. Appena ci lasciamo dietro le spalle i segni di una seppur minima civiltà, il deserto ci avvolge completamente. Il silenzio assoluto ci consente di sentire il frusciare della sabbia fra le zampe dei dromedari. Il beduino vestito di blu cammina sulle dune alla testa della carovana, come fosse la cosa più facile del mondo, ma di sicuro non lo è. Basta provare, e lo abbiamo fatto poco dopo, a salire un piccolo dislivello per rendersi conto che si scivola più di quanto si riesce a salire. O meglio, noi persone normali, scivoliamo giù. Loro no. Loro sanno come si fa... Arriviamo all'accampamento ai piedi del grande Erg Chebbi. Ci siamo solo noi e due giapponesi. Ma i giapponesi, si sa, fanno i giapponesi. E' come se non ci fossero. Loro fanno disegni con le luci per le fotografie ricordo, guardano un po' disgustati la tajine, e vanno a letto presto, dentro la tenda. Noi, invece, siamo italiani, e facciamo gli italiani. Beviamo il tè alla menta bollente, ci gustaimo la zuppa di Harira, divoriamo la tajine e poi di sicuro non andiamo a dormire. Ci aspetta la notte, piena di luna e le stelle cadenti. Saliamo con il nostro Mohammed in cima ad una duna (che fatica!) e lì restiamo incantati nel buio per ore aspettando che la vista si abitui e ci consenta di vedere le dune che ci circondano. Non riusciamo a dormire nella tenda. La magia ormai ci ha preso completamente e chiudersi al coperto ormai sarebbe un sacrilegio. Restiamo fuori, tutta la notte sotto il cielo più grande del mondo. E prima che il sole sorga, silenziosamente, saliamo sulla duna davanti all'accampamento ad aspettare i primi raggi del nuovo giorno. Sempre gli stessi da millenni, sempre diversi. L'eternità è lì.
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| Merzouga, Marocco: l'alba all'Erg Chebbi (agosto 2011) |
20 novembre 2010
Diecimila anni in pochi chilometri
| Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010 |
Gli Hadzabe sono boscimani che vivono nei dintorni del lago Eyasi, mantenendo lo stesso stile di vita dei loro primitivi antenati. Sono cacciatori e raccoglitori. Non allevano nessun animale e non coltivano la terra. Vivono solo lungo le sponde del lago, spostandosi da una parte all'altra ogni volta che la zona risulta troppo povera per le loro esigenze.
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| Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010 |
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| Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010 |
La loro alimentazione è costituita da ogni tipo di animale cacciabile, tranne serpenti e iene. Nel loro credo, serpenti e iene sono animali impuri, in quanto mangiano i cadaveri. Per questo motivo evitano di cacciarli e di mangiarli.
Le donne, invece, provvedono all'alimentazione raccogliendo bacche e radici dalla terra. Purtroppo la zona non è assolutamente ricca di vegetazione. Nel mese di agosto, durante la stagione secca, le piante sono rade e spinose.
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| Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010 |
Un grosso problema è procurarsi l'acqua. Il lago Eyasi è un lago salato e durante la stagione secca si prosciuga quasi del tutto. L'acqua, quindi, viene raccolta principalmente durante le piogge o ricavata dalle piante. Spesso l'acqua che bevono non è pulita e questo espone i più deboli al rischio di contrarre molte gravi malattie. Durante la nostra visita, in effetti, il regalo più gradito che abbiamo potuto portare loro sono state delle bottiglie di acqua minerale, che i bambini hanno subito bevuto con avidità.
Anche la loro lingua è unica: il loro linguaggio, forse il più antico al mondo, è fatto di schiocchi, di fischi e di click.
Durante la notte gli Hadzabe dormono su una pelle fra i cespugli, accanto ad un fuoco che accendono facendo ruotare fra le mani un bastoncino, esattamente come 10.000 anni fa.
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| Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010 |
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| Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010 |
Se è necessario ripararsi, utilizzano delle grotte, probabilmente le stesse che sono state usate fin dalla preistoria.
Il numero degli Hadzabe purtroppo è in costante diminuzione e oggi la loro popolazione è di circa 1500 persone. La terra a loro destinata intorno al lago è sempre di meno e loro sono affetti da malattie gravi, dovute soprattutto alla loro nutrizione: all'acqua non pulita e alla carne cruda.
Incontrarli ha rappresentato per me un momento unico, un'occasione incredibile di conoscere un popolo, forse l'ultimo della terra, che vive ora come si viveva 10.000 anni fa.
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Tanzania, Lake Eyasi, agosto 2010![]() |
25 settembre 2010
Sognando l'Africa
Tanzania, Serengheti National Park, agosto 2010
E'la prima volta che sogno l'Africa da quando sono tornata.
Quello che mi feriva nel sogno era il tempo limitato: 10 giorni solo 10 giorni. E quei 10 giorni erano volati via. Come in un sogno, appunto, visto che di un sogno si trattava. Solo dieci giorni per respirare la polvere della savana, vedere i giganti della terra abbattere i tronchi, odorare il vento del deserto, farmi pungere dal freddo degli altopiani, conoscere vite diverse. Poi, l'Africa sfumava in città dense di polvere nera, di vite affannate fra muri di cemento, sfumava dietro finestre altissime, dietro le macchine, dentro spazi ristretti del tutto innaturali.
E nel mio sogno non potevo credere che quella era la mia normalità. Mi mancava lo spazio, l'enorme, immenso spazio e il vento che non si ferma mai e i silenzi.
Era un sogno. Solo un sogno.
Però è così che mi sono sentita lasciando il Serengheti per tornare alla "civiltà". Avrei voluto continuare ancora, dormire ancora sotto la mia pccola tenda piantata in mezzo al nulla della savana, guardare le stelle brillare nel buio assoluto sopra la mia testa, e poter pensare che domani, domani, sarei stata ancora lì.
E'la prima volta che sogno l'Africa da quando sono tornata.
Quello che mi feriva nel sogno era il tempo limitato: 10 giorni solo 10 giorni. E quei 10 giorni erano volati via. Come in un sogno, appunto, visto che di un sogno si trattava. Solo dieci giorni per respirare la polvere della savana, vedere i giganti della terra abbattere i tronchi, odorare il vento del deserto, farmi pungere dal freddo degli altopiani, conoscere vite diverse. Poi, l'Africa sfumava in città dense di polvere nera, di vite affannate fra muri di cemento, sfumava dietro finestre altissime, dietro le macchine, dentro spazi ristretti del tutto innaturali.
E nel mio sogno non potevo credere che quella era la mia normalità. Mi mancava lo spazio, l'enorme, immenso spazio e il vento che non si ferma mai e i silenzi.
Era un sogno. Solo un sogno.
Però è così che mi sono sentita lasciando il Serengheti per tornare alla "civiltà". Avrei voluto continuare ancora, dormire ancora sotto la mia pccola tenda piantata in mezzo al nulla della savana, guardare le stelle brillare nel buio assoluto sopra la mia testa, e poter pensare che domani, domani, sarei stata ancora lì.
07 agosto 2010
E' tempo di partire
Ho chiuso lo zaino. L'ho provato sulle spalle e non è troppo pesante. Ma sì, ce la faccio bene. Invece la borsa fotografica pesa troppo e si chiude male. Che faccio? Così non va proprio. Il flash non entra, e pure il portadocumenti è troppo lungo. Devo togliere. L'arte di selezionare solo il necessario, togliendo anche l'utile... Non l'ho mai imparata abbastanza bene.
Il mio ipod... a casa. Il mio libro elettronico... (uff!) a casa.
Stanotte è il momento e sento già l'adrenalina, l'eccitazione, la curiosità, la bramosia. Di che saprà l'aria? Come sarà il vento? Che rumori ci saranno la notte? E le stelle? Quanto brilleranno le stelle? Che occhi avranno le persone? Che sorriso i bimbi, che colori le donne?
Via! E' tempo!
Il mio ipod... a casa. Il mio libro elettronico... (uff!) a casa.
Stanotte è il momento e sento già l'adrenalina, l'eccitazione, la curiosità, la bramosia. Di che saprà l'aria? Come sarà il vento? Che rumori ci saranno la notte? E le stelle? Quanto brilleranno le stelle? Che occhi avranno le persone? Che sorriso i bimbi, che colori le donne?
Via! E' tempo!
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