27 gennaio 2007

Lungomare invernale


Camogli, gennaio 2007

Questo era lo spettacolo che offriva la mareggiata di pochi giorni fa. La spiaggia sparita, mangiata dal mare e le case colorate, vive in mezzo al grigio del mare e del cielo.

23 gennaio 2007

Phnom Bakheng


Cambogia, Angkor Wat, agosto 2005

All'alba o al tramonto il Phnom Bakheng è un appuntamento obbligato per guardare dall'alto del tempio la luce che illumina Angkor Wat, coi suoi pinnacoli immersi fra gli alberi. Inevitabilmente ci si trova in mezzo a frotte di persone che aspettano il sorgere o il tramontare del sole. Immancabilmente, fotografi coraggiosi si sono portati cavalletti e teleobiettivi di dimensioni improponibili fino in cima al colle e poi su per le ripide scale del tempio per ottenere... questa foto... o più o meno la stessa, ripetuta con poche varianti chissà quante volte. L'ho passata in bianco e nero, così, tanto per averne una versione in più!

17 gennaio 2007

Guardando le onde


Camogli, dicembre 2006

Guardare le onde infrangersi sugli scogli può essere un'esperienza quasi mistica. Il raccoglimento e l'attesa di fronte ad ogni nuova massa d'acqua che sale, s'ingrossa, s'infrange e poi esplode, vuole l'attenzione e il silenzio. E' un incanto che ti ipnotizza con la forza e l'energia che sprigiona e stare vicino a tutto questo è un pò come catturare quella forza per farla propria.

15 gennaio 2007

Cosa guardi?


Camogli, gennaio 2007

Ci sono dei gabbiani più simpaici di altri, che volano davanti alla finestra di casa in cerca di cibo. I più buffi si fermano addirittura in volo e mi fissano, aspettando di vedere se gli lancio qualcosa.

21 dicembre 2006

Buon Natale


Camogli, Natale 2006

Sul mio albero di Natale ci siamo un pò tutti noi. C'è tutta la mia famiglia, ognuno rappresentato in qualche modo, c'è il mare con i pesciolini di vetro, c'è la gabbietta di paglia che conteneva un passerotto, liberato sulla collina del Wat Pu Si a Luang Prabang, ci sono i campanelli delle cavigliere indiane, i primi scarabocchi delle mie bambine e i loro ultimi bei disegni. C'è un pò di Firenze e un pò di Camogli. Guardarlo crescere ogni anno con qualcosa di nuovo è come farmi una lunga bellissima passeggiata nei ricordi.
Auguri.

20 dicembre 2006

Punta Chiappa


Camogli, Punta Chiappa, Dicembre 2006

Le nuvole s'impigliano sul monte, poi fuggono verso il mare aperto.

08 dicembre 2006

Luci di Natale


Camogli, dicembre 2006

In una pausa fra uno scroscio di pioggia e l'altro, si sono accese le luci che illuminano le feste, qui a Camogli, facendo brillare i profili delle case affacciate sul mare.

30 novembre 2006

Sadhu


India, Madurai, Sadhu, agosto 2006

I Sadhu sono incredibili personaggi. Sono di solito anziani, che, invece di cercare la pensione e raccogliere i frutti della propria vita, fanno una scelta completamente opposta. Essi rinunciano a tutto, i propri averi, la propria famiglia, la propria casa. Se ne vanno con solo un drappo di stoffa attorno al corpo, alcuni neppure quello, e camminano. Di tempio in tempio, come pellegrini, dormono all'ombra degli dei sotto le alte Gopuram, o per strada. Mangiano quello che riescono ad avere grazie all'elemosina. Si spostano solo a piedi. Hanno capelli lunghi e incolti, barba infinita e visi intensi e rugosi. Chi riesce a parlare con loro raccoglie perle di saggezza.

23 novembre 2006

Dettagli


India, Hampy, zingara delle montagne, agosto 2006

Ho estratto questo particolare da una foto più grande. E' un dettaglio che mi affascina, così come mi affascina il modo in cui, ornandosi di gioielli, veli, sete, colori, fiori e campanelli, in un modo che per noi sarebbe di sicuro eccessivo, le donne indiane non trascurano nulla, neppure una piccoa parte di sè. Quando passano senti i campanelli d'argento delle cavigliere, il tintinnio dei braccialetti di vetro, il profumo dei gelsomini fra i capelli, e gli occhi si riempiono dei colori delle loro sari.

20 novembre 2006

Tramonto d'autunno


Camogli, La mia solita finestra, novembre 2006

Il caso... Come quando scatti una foto ad un tramonto pieno di nuvole e nel momento in cui l'otturatore si riapre, scopri che un gabbiano aveva deciso, proprio in quel preciso istante, di volare giù dal tetto.

16 novembre 2006

Old Goa


India, Old Goa, Chiesa di San Francesco, agosto 2006

Adoro questa foto della Chiesa di San Francesco d'Assisi, ad Old Goa, per la luce che entra dalle porte. Il bianco dell'ingresso e della parete superiore della chiesa, mi riportano istintivamente al gusto dell'epoca coloniale in cui fu costruita, nel 1521.
Goa era una colonia portoghese. Per la posizione sul mare, di fronte al Golfo Persico e allo stretto di Malacca, Goa era un porto strategico per i commerci. Fu così oggetto, nel lontano passato, di guerre di conquista fra le varie stirpi reali indiane. Nel 1510 Alfonso de Albuquerque conquistò la città e ne fece la capitale dell'impero portoghese in India. Per lunghi secoli Goa fu chiamata "la città dorata" per le chiese, i conventi, i palazzi bellissimi che vi sorsero. I commerci furono floridi ed a Goa ebbe il suo fulcro il cattolicesimo con l'arrivo dei missionari. Tuttavia anche l'antica ricchezza cominciò ad appannarsi con il tramonto dell'impero coloniale fino a che la capitale fu trasferita a Panjim nel 1843. Goa rimase portoghese fino al 1961, quando fu liberata da Nehru.
Oggi restano dell'antica città alcune chiese, ricche di decori barocchi e dorature che ne fanno un posto a sè, diverso da qualsiasi altro in India.

06 novembre 2006

Il castello dei sogni


India, Tamil Nadu, Tanjore, Durbar Hall, agosto 2006

Il palazzo reale di Thanjavur (o Tanjore) racchiude questa perla. E' la sala delle udienze che si apre, con le sue alte colonne, su un cortile del Palazzo, interamente circondato da porticati. La sala è un trionfo di colori, sia nei meravigliosi e intricati disegni delle volte che nell'arcobaleno delle colonne. Invasa dalla luce del tramonto, poco prima della chiusura, il gioco di luci e ombre era veramente affascinante.

20 ottobre 2006

Chidambaran, il tempio di Shiva Nataraja


India, Tamil Nadu, Chidambaran, agosto 2006

Nataraja è lo Shiva danzante, quella figura che viene rappresentata dentro ad un cerchio di fuoco, mentre danza con la gamba destra sollevata e la sinistra che schiaccia il demone dell'ignoranza.
Allo Shiva danzante è dedicato il tempio di Chidambaran, nel Tamil Nadu. Di primo acchito il tempio non mi sembrò all'altezza degli altri che avevo visitato fino a quel momento. Pali, transenne e cancelli chiusi impedivano di godere della vista dei monumenti. Le vacche camminavano all'interno delle mura del tempio.
Poi entrammo. Davanti a noi si aprì un porticato di colonne intarsiate, fra le quali danzava la luce serale, che penetrava da un cortile interno. Sulla destra un porticato nel porticato, con colonne intarsiate ad imitazione degli alti Gopuram esterni (le torri che stanno all'ingresso dei templi). L'aria era piena del fumo che saliva dai piccoli vasi pieni di ghee, usato per accendere piccoli stoppini di cotone. Il fumo ritagliava i raggi di luce che qua e là penetravano il buio. Entrammo nel cortile. Non so se potevamo, di solito è proibito ai non Hindu, ma non c'erano cartelli di divieto, e nessuno ci disse nulla. Ci sedemmo con gli altri sul pavimento e guardammo cosa succedeva. Davanti a noi le porte d'oro del sacrario erano aperte. I sacerdoti stavano preparando la cerimonia. All'interno del sacrario, rialzato rispetto a dove ci trovavamo, una grata d'oro, finemente incisa, divideva i sacerdoti dal luogo dove era conservata la staua del dio, il cuore del tempio. La statua di Shiva era seminascosta alla vista, coperta di sete e collane di gelsomini profumati. I fedeli pregavano e facevano offerte. Improvvisamente iniziarono a suonare le campane. Dopo un istante si aggiunsero dei campanelli e il canto dei fedeli, che era una preghiera, un mantra. Era l'inizio della puja. Il sacerdote, in piedi davanti a Shiva, accese il fuoco con una torcia e la agitò davanti alla statua. Poi un lume in cui erano state accese tante luci, bruciando il ghee. Il sacerdote pregò con il suo canto facendo fare al fuoco degli ampi giri nell'aria. I fedeli incalzavano, ritmati dal suono frenetico delle campane e dei campanelli.
Il mistero e la magia avvolgevano quei gesti antichi, nel segreto, nel buio della cella di quel dio che non si mostrava, che ascoltava silenzioso e che chiudeva nel suo cerchio di fuoco l'energia della creazione e la forza della distruzione.
Le foto erano proibite. Il mistero non può essere mostrato.


India, tamil nadu, Chidambaran, agosto 2006

12 ottobre 2006

Dalla finestra


Camogli, luglio2006

Dalla mia finestra ho scattato mille foto. E' incredibile quanto possano essere diverse per sfumature, colori, ma anche per quello che accade davanti a me. Le mareggiate che investono il faro, i chiari che si accendono di notte, i fuochi d'artificio, i gabbiani che volano davanti e... questi due arcobaleni.

06 ottobre 2006

Coracles


India, Fort Cochin, coracles, agosto 2006

Questa particolarissima imbarcazione è tipica dell'India del Sud, sebbene non la si possa trovare ovunque. Ad Hampi viene usata per traghettare da una sponda all'altra del fiume le persone. Ma non in agosto, mese in cui ci trovavamo lì. Le acque del fiume, infatti, erano gonfie per le piogge monsoniche e la corrente troppo forte. Il passaggio era troppo pericoloso.
Tuttavia, durante un giro in barca intorno alle isole che compongono Fort Cochin abbiamo avuto la fortuno di trovare alcuni coracles, utilizzati per la pesca. Si tratta di una imbarcazione del tutto atipica, con la sua forma rotonda. Un tempo erano rivestite di pelli di animale: non so se lo siano ancora. Le dimensioni variano da quelli per una sola persona a quelli molto più grandi, dove addirittura vengono trasportati animali o altre persone.

26 settembre 2006

Guardami


India, Tamil Nadu, Madurai, Sadhu sulla strada dello Sri Menakshi temple, agosto 2006

"...Mi vedi? Mi vedi davvero? Sono qui, seduto su un marciapiede, in mezzo ad una strada che non conosce tregua. La strada a fianco del tempio, dove la gente si muove, cammina, corre, prega, ride, grida, chiama, canta, tace. Non ho nulla di mio, tranne questo vestito che indosso. Ma io so chi sono, cosa sono in questo immenso mondo. E tu, lo sai? Sai chi sei? Io vedo dentro di te, al di là dei tuoi vestiti puliti, della tua pelle bianca, della tua borsa con dentro i soldi, che ti daranno la sicurezza di un pasto caldo e di un letto per stanotte. E' a questo che ti aggrappi: alle tue sicurezze? Le tue sicurezze, sono la tua debolezza più grande. Io vedo la tua debolezza, la tua paura. Guardami. Mi vedi? Io ho rinunciato a tutto, ad ogni sicurezza materiale. Ma so che sono una cosa sola con l'intero mondo. Io non ho più paura".

19 settembre 2006

Ganesh Chaturti


India, Mamallapuram, Ganesh Chaturti, settembre 2006

Le divinità Hindu sono tantissime, probabilmente qualche migliaio, ma a complicare le cose c'è che molte divinità hanno numerosi aspetti, ognuno dei quali ha un nome diverso.
Ganesh è il dio dalla testa di elefante, un dio cui sono attribuiti aspetti sempre benevoli, guardiano delle case e degli ingressi, protettore delle nuove imprese. A lui ci si rivolge per i problemi quotidiani, se c'è bisogno di un pò di fortuna, se c'è da traslocare in una nuova casa, se si intraprende un viaggio o una nuova impresa, se un bimbo compie il suo primo passo. Il suo culto è diffusissimo e la preghiera a lui rivolta è accompagnata da gesti davvero strani: in piedi i fedeli incrociano le braccia davanti al volto, fino a toccare i lobi delle orecchie con le mani. Li battono tre volte e si inchinanno tre volte piegando le ginocchia. Le cerimonie a lui dedicate terminano sempre con il lancio di un cocco: se il cocco non si rompe sono guai.


India, Mamallapuram, Ganesh Chaturti, settembre 2006

Ganesh era figlio di Parvathi, moglie di Shiva. Aveva un normale aspetto umano, ma un giorno Parvathi lo mise a guardia davanti alla porta della vasca dove stava facendo il bagno, perchè non facesse entrare nessuno. Eseguì così bene il suo compito che non fece entrare neppure Shiva, il quale lo uccise, tagliandogli la testa. Parvathi era disperata per la perdita del figlio e così Shiva volle restituirgli la vita, ma non poteva farlo tornare come era prima. Così inviò i suoi servitori a prendere la testa del primo animale che avessero trovato e questi gli portarono la testa di un elefante.
Il compleanno di Ganesh, il Ganesh chaturti, si festeggia ogni anno alla fine di agosto per dieci giorni. Quest'anno la festa iniziava il 27 agosto.


India, Mamallapuram, Ganesh Chaturti, settembre 2006

I primi di settembre eravamo ben lontani dal luogo dove sapevamo esserci i più grandi festeggiamenti in onore di Ganesh, cioè Bombay. Eravamo invece a Mamallapuram, un piccolo centro sul mare, nel Tamil Nadu, vicino a Chennai. Eravamo a pranzo in un piccolo ristorante sulla spiaggia, il Sea Shore. Di lì vedevamo il mare, i pescatori con le loro barche e sullo sfondo le due torri dell'antico Shore Temple.
Avevamo da poco ordinato, quando un trattore con un grosso rimorchio fece l'ingresso in spiaggia. Dentro una grossa statua di Ganesh, dipinta a colori sgargianti, ornamenti di foglie di banano e tanti ragazzi festanti.
Di un solo colpo ci alzammo da tavolino, lasciando come niente fosse lì gli zaini e tutto il loro contenuto e corremmo dietro al camion.



India, Mamallapuram, Ganesh Chaturti,settembre 2006

Avevo letto sulla Lonley Planet che durante la festa, le statue di Ganesh venivano portate al mare e lavate. Qui invece era tutto diverso. I ragazzi fra urla e risa benedirono la grande statua colorata, recitarono preghiere e ruppero il cocco in mille pezzi. Buon segno. Stringendosi intorno al camion, presero la statua sulle loro spalle e con essa si immersero in mare. Tutti insieme, ad un certo punto la rovesciarono fra le onde e gli spruzzi e lasciarono che l'acqua smembrasse la cartapesta, affondando ogni resto del grande e buon Ganesh.


India, Mamallapuram, Ganesh Chaturti, settembre 2006

12 settembre 2006

Gente comune


India, Kadirampuram, Ragazze davanti al tempio, agosto 2006

Riguardando le mie foto, mi colpiscono enormemente gli sguardi delle persone. Molte amavano farsi fotografare e spesso, come appariva la macchina fotografica, diventava difficile fotografare quello che volevo io, perchè tutti si mettevano in posa e volevano la foto. Ma al di là di certe pose scherzose, di certi sorrisi, molti volti colpiscono per i loro sguardi fieri, per i loro occhi penetranti, oppure di una limpidezza e di una serenità tali da restare senza fiato. Soprattutto le donne. Non ridevano mai di fronte ad un obiettivo, come se il riso potesse deturpare la loro bellezza, o forse rendere meno interessante lo sguardo. Ne risultano visi imbronciati, seri, così diversi da quelli ridenti e gioiosi con cui ci accoglievano. Ma anche il solo fotografarli era un momento di gioia. Vedevi l'orgoglio dell'essere stati scelti a soggetto di una foto, vedevi la soddisfazione se la foto era riuscita. Alle volte mi sembrava che bastasse davvero così poco per creare un attimo diverso nella loro giornata o una gioia imprevista.


India, Tanjore, donna al mercato, agosto 2006

08 settembre 2006

Crowford Market


Bombay (Mumbay), Crowford Market, agosto 2006

Sono stata poche ore a Bombay. Pioveva. Pioveva. Pioveva.... Il monsone non perdonava e non c'era verso di poter visitare la città con la calma che richiede. Così come mi è apparsa, Bombay era grigia. Grigi i muri dei palazzi, grigie le strade, grigi i taxi che le affollavano. Il ricordo più vivo che ho è forse quello di Crowford Market. Non possono certo mancare i colori in un mercato e questo aveva il suo bel fascino.
Progettato da Lockwood Kipling, il padre dello scrittore, era abbellito da fregi e da una fontana colorata, della quale si erano impadroniti i mercanti, che vi esponevano frutta o vi si sdraiavano sopra.


Bombay, Crowford Market, agosto 2006

All'ingresso un signore interamente vestito di bianco, ci spiega che lui è addetto ad accompagnare i visitatori all'interno, per illustrare i luoghi, ma anche per la loro sicurezza. Ci veniva un pò da ridere: l'impressione era quella di un lavoro inventato per racimolare qualche rupia. Aveva pure una bella targa in ottone, con inciso il numero della sua autorizzazione e in ogni caso non aveva alcuna intenzione di mollarci. Ma... come si fa a seguire una guida? Io proprio non ci riesco: devo girare, devo vedere, devo fermarmi se mi incuriosisce qualcosa. E così, mentre lui ci voleva portare a vedere la frutta, il naso ci porta verso il mercato della carne. "No, lì no, c'è molto puzzo!". No??? Allora deve essere interessante!


Bombay, Crowford Market, agosto 2006

Entriamo, ma ormai l'ora è tarda. Il mercato della carne è in chiusura. Ci sono poche persone e i commerci sono chiusi. Il posto comunque è impressionante. Un topo mi passa accanto ad un piede, i corvi volano sotto i tendoni blu messi a copertura e atterrano sui resti mollicci di qualcosa di indefinito. Un gatto, quasi intimidito, cerca di raggiungere un pezzo di carne.
Alcune persone dormono stese un pò dove capita, altre stanno macinando carne con macchinari che paiono di un altro secolo. Penso che debbano essere i senza casta, i reietti, quelli che ogni giorno toccano "la morte", che ne sentono il puzzo.


Bombay, Crowford Market, agosto 2006

Dopo le foto usciamo e la nostra guida si avvicina di nuovo. Si scusa: "Non è perchè non volevo portarvi, ma vedete, io sono Hindu". E questo mi fa stranamente effetto: penso alla religione Hindù come a quella che maggiormente ha confidenza con la morte, quella per cui vita e morte sono parte di una stessa cosa, per cui la morte stessa è solo l'inizio di un nuovo ciclo, di una nuova vita, eppure, i luoghi dove si dà la morte e le persone che la procurano, devono essere tenuti lontano, come se il semplice contatto o la semplice vista con ciò che è impuro potesse contaminare.

06 settembre 2006

Tornare


India, Stato del Goa, Panjim, agosto 2006


Le vacanze prima o poi finiscono e pure la mia doveva finire. Era tempo perchè eravamo stanchi: non ci siamo risparmiati le fatiche, i lunghi spostamenti con mezzi poco comodi, il caldo, le camminate... In effetti è strano tornare da una vacanza più stanchi di come si è partiti, ma è stato così.
Bene, sono a casa da due giorni, eppure ancora non capisco bene chi sono, dove sono e cosa sto facendo. So solo che riguardo le immagini (tante) che ho scattato e quelle che ho negli occhi soltanto (quelle che non ho potuto scattare) e io stessa mi meraviglio di quello che rivedo come se non lo avessi mai visto prima. Mi incantano di nuovo i colori e i luoghi, mi catturano i sorrisi, e già la malinconia avanza.
E' un viaggio che mi ha preso un pò per volta, iniziato con la pioggia di Bombay, in una mattina grigia. Non promettevano nulla di buono quel lungomare gonfio di pioggia, con la gente che correva a lavoro, quell'alba priva di colori, quel vento che agitava le palme. Da quella prima mattina, fino al sole del Tamil Nadu ho avuto quasi un mese per rendermi conto di essere in un posto speciale, diverso da qualsiasi altro posto al mondo. Sì, l'India è diversa, diversa da tutto. L'India è l'India. Non la puoi cercare altrove: è solo lì. Non la puoi leggere sui libri: la puoi solo provare sulla tua pelle.

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