02 agosto 2006

La valigia


Sri Lanka, Kandy, agosto 2004

E' iniziata l'ultima settimana prima della partenza, la settimana dei preparativi. Con la testa sono già là. La guida è sul comodino, la musica nelle orecchie sa già di Oriente, se mi concentro sento già l'odore del frangipane, l'incenso dei templi, la puzza delle strade. L'eccitazione della partenza mi dà già il formicolio allo stomaco.
Lo zaino è ancora in soffitta e penso a cosa devo metterci. Quest'anno vorrei fare una valigia al contrario. Voglio togliere tutto ciò che non è necessario. Ma non voglio dire che porterò qualche abito in meno, voglio proprio dire che vorrei saper partire portando solo quello di cui non riesco fare a meno. Sento veramente il desiderio di ridurre all'essenziale, perchè nulla mi possa distrarre da quello che troverò, dalla gente che avrò intorno, dai luoghi e dalle atmosfere. Purtroppo, so già che non sarò coerente, perchè non potrei mai eliminare la macchina fotografica: per certo quella non è indispensabile in assoluto, ma in effetti lo è per me.

11 luglio 2006

Tham Jang


Laos, Vang Vieng, verso la Tham Jang, agosto 2005

Tham significa grotta. Vang Vieng è una cittadina lungo il fiume Nam Song, circondata da vette pittoresche e da una natura rigogliosa. I turisti sono in maggioranza ragazzi, che sfruttano le rapide acque del fiume che discendno sui pneumatici dei camion. Altra attrattiva sono le grotte, di cui sono disseminate le frastagliate montagne lungo il fiume. La più famosa e la più semplice da visitare è la Tham Jang. Per arrivarvi la passeggiata è molto piacevole, ma la particolarità è che per accedervi occorre entrare nel Vang Vieng Resort. Attraverso sentieri curati, dove passeggiano mucche e anatre, si arriva infondo alla valle, dove la parete di roccia si alza improvvisa. Una scalinata ripida porta fino all'ingresso della grotta. Ma prima di salire è impossibile non fermarsi a gustare la pace che regna lì in basso, dove scorre un ruscello dalle acque turchesi, circondato da alberi verdissimi, che gettano un'ombra davvero piacevole dopo la passeggiata al sole, che abbiamo fatto per arrivare fin lì. Intorno al ruscello i prati sono curati e un ponticello consente di attraversarlo facilmente. Una breve sosta e poi comincia la salita.

07 luglio 2006

Verrà la notte ed avrà i tuoi occhi


Camogli, giugno 2006

Quando continuerà
il tempo dove tu manchi,
senza nostalgia
di strofinare i tuoi fianchi;
quando ti fermerò
tra i due miracoli
di averti amata e perduta,
e li ti schiaccierò
e li sarai finita...

Quando di questo amore
saranno sparse le foglie,
e morirà l'orgoglio
nel mio inventario di stelle;
quando ti avrò battuta,
cacciata sulla luna,
dimenticata per sempre
e avrò cantato il giorno
che tu non sei più niente...

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
verrà la notte con i tuoi occhi.

Io viaggerò l'inverno
io giocherò con il mio cane;
mi vestirò di nuovo
sentirò sete e avrò fame,
quando aprirò la stanza
dov'ero chiuso a chiave
fra le tue immagini spente
e sarò "io": quel giorno
che non sarai più niente...

Verrà la notte e avrà i tuoi occhi,
verrà la notte con i tuoi occhi

E' una canzone di Roberto Vecchioni. Non credo di averla mai sentita e non so neppure se la musica potrebbe aggiungere qualcosa ad un testo così.

06 luglio 2006

Dove vai quest'anno?


Sri Lanka, Colombo, aeroporto, agosto 2004

E’ più o meno il periodo in cui tutti chiedono agli altri dove andranno in vacanza. Io attendo il momento in cui la domanda mi viene posta dai miei genitori. Lo attendo, lo confesso, con un certo divertimento, prevedendo già che li getterò nella confusione. Lo scorso anno alla risposta “Cambogia e Laos”, mi suggerirono di cambiare itinerario per la Svezia. Mi venne da ridere. Perché proprio la Svezia? Cosa diamine c’è in Svezia da fare o da vedere? Sicuramente tante cose, ma del tutto differenti da quelle che si possono fare o vedere in Cambogia.
Quest’anno la scena si è ripetuta e la risposta è stata la stessa, ma il Paese era diverso: gli Stati Uniti, forse l’ultimo dei luoghi al mondo che mi interessa di vedere. Ho risposto d’istinto: negli Stati Uniti ci sono le stesse cose che ci sono qui, solo più grandi. Perché ci dovrei andare?
Ho riflettuto dopo sulla risposta che avevo dato e ho trovato che benché istintiva e immediata, aveva colpito un punto fondamentale per me. Qualunque paese occidentale, benché diverso dal mio, benché la gente non sia la stessa, i posti non siano uguali, nonostante tutto ripete degli schemi sociali a noi familiari. Il modo di pensare, il modo di vivere poco si discostano fra un Paese e l’altro. Questo rende tranquilli, cancella la paura del diverso, dell’ignoto. Si può viaggiare senza timore ritrovando nel paese di destinazione gli schemi familiari, facilmente riconoscibili, ai quali attenersi.
Lo stesso vale per chi viaggia “all inclusive”: è come vedere i posti attraverso il periscopio, restando al sicuro, dentro i pulman, i grand hotel, le guide che parlano la tua lingua.
Ben diversa è l’emozione di trovarsi in un posto dove tutto è diverso, i cartelli non si leggono, gli odori non sono familiari, i volti sono diversi da quelli che siamo abituati a vedere, dove il giorno di festa non è la domenica, e forse neppure il sabato, o forse non c’è proprio.
La prima volta che scesi dall’aereo in Asia, è stato a Colombo, in Sri Lanka. Mi sentii subito come se fossi una spugna, con i sensi dilatati che assorbivano tutto ciò che mi circondava. L’assalto degli autisti che si offrivano di portarci in un albergo, la gente che aspettava in una grande sala i parenti in arrivo, i mendicanti, i volti, i vestiti… Come ero felice che qualcuno mi avesse offerto l’occasione di far saltare gli schemi, di essere lì, di non aver avuto paura del “diverso”. Tornando a casa quel “diverso” me lo sono portata dentro, continuando il viaggio con la mente, ripensandolo e riordinandolo. Forse ho adesso la presunzione di aver salito un gradino che non tutti hanno il coraggio di salire e di possedere una ricchezza che non è alla portata di tutti: la consapevolezza che esiste altro al di là del mondo occidentale e che solo il rispetto del “diverso”e il desiderio di conoscere possono aprire gli occhi e, soprattutto, la mente.


Sri Lanka, Colombo, aeroporto, agosto 2004

03 luglio 2006

In barca sullo Stung Sangker


Cambogia, Stung Sangker, agosto 2005

Il viaggio in barca da Battambang a Siem Reap è di quelli che valgono un intero viaggio. Avevamo scelto di percorrere la distanza fra le due città su una barca lenta. La Lonely Planet specificava che il tempo dello spostamento sarebbe stato lungo, almeno 8 ore, ma l'imbarcazione lenta era meno invadente per le popolazioni che abitano lungo il fiume. Nel tempo impiegato durante lo spostamento fu facile capire il perchè. Dopo una prima parte del viaggio lungo le coste popolate e ancora vicini alle case, il fiume si stringeva. Le costruzioni sparivano e lasciavano il posto a semplici capanne. La vita lungo il fiume era sempre intensa: ad ogni curva il panorama cambiava e se un momento il fiume era largo e ai lati si ergevano le palme, subito dopo si stringeva e si divideva in mille canali stretti, nei quali la barca si incagliava costringendoci a fermarci fino a che qualcuno non riusciva a districare l'elica.
La barca era utilizzata sia da turisti, pochi in verità, che da gente del posto. Probabilmente era il mezzo con cui periodicamente chi abitava lungo il fiume si spostava verso le "città". Quando poi il familiare era di ritorno, erano addirittura i bambini che venivano incontro alla barca con lunghe imbarcazioni, che portavano con grande abilità, per riprenderlo. Le case erano barche, coperte da archi di foglie di palma intrecciate, con le pentole attaccate fuori. Tutta la vita era nel fiume: i pesci per mangiare, il riso, coltivato nell'acqua dietro la capanna, l'acqua per bere, per cucinare, per lavarsi, per giocare. E poi, all'improvviso, il villaggio della foto. Tante palafitte altissime, con le barche attaccate sotto. Un villaggio surreale, incredibile nella sua miseria, indimenticabile.

16 giugno 2006

La nave dei pirati


Egitto, Ras Mohammed, maggio 2006

Le barche che portano i turisti in giro per il parco marino di Ras Mohammed sono tutte uguali: grandi barche bianche in grado di portare una trentina o più di turisti. Quella della foto, quindi, si notava fra tutte: in legno dipinto di blu, con le vele bianche, su due alberi altissimi. Bellissima in confronto ai soliti scafi a motore così privi di poesia. I colori erano particolarmente belli nel quadro che gli facevano intorno il rosso della sabbia del desserto e tutti i toni dell'azzurro del mare.

06 giugno 2006

Bambini


Cambogia, Kompong Cham, agosto 2005

Non sono una fun del bianco e nero. Mi piacciono i colori e le foto che li esaltano. Tuttavia nei ritratti il colore spesso è di troppo e alle volte distrae da ciò che è più importante: le forme, gli sguardi, la grana della pelle, i fili sottili dei capelli.
La prima foto è scattata a Kompong Cham, davanti ad una baracca. La mamma di questo bimbo era felice di farlo fotografare e fiera di mostrarlo. Aveva ragione, perchè lo trovo bellissimo.
La seconda bimba l'ho fotografata in Laos, a Don Khong. Lo sguardo arrabiato la rende ancora più bella.


Laos, Don Khong, agosto 2005

23 maggio 2006

Il laboratorio del mago


Egitto, Naama Bay, maggio 2006

Naama Bay è una cittadina creata per i turisti. Luci, locali, ristoranti, narghilè sulla strada. Uomini e donne di ogni nazionalità sfilano per i centri commerciali. Tutto sembra finto e in effetti lo è: il paese è tutto lì, solo per i turisti.
In questo caos di luci e persone, proprio sulla strada principale c'è però un negozio particolare. Probabilmente non ha nulla di vero neanche quello, ma di fatto ha un fascino diverso. E' uno dei più vecchi negozi di Naama Bay e forse il fascino sta tutto lì. Non ci sono lucine colorate, solo qualche lampadina dietro il portone di legno lavorato. Sul soffitto ventilatori a pale fra corde colorate, come se fossimo in una tenda beduina.


Egitto, naama Bay, maggio 2006

E' un negozio di spezie e i profumi di mille infusi ti colpiscono appena entri. Ci sono su ogni parete scaffali pieni di cesti ed a terra mastelli di legno pieni di infusi, polveri colorate, bottiglie di oli. Al centro un tavolo circondato da sedili di pelle rossa e nera. Sul tavolo una piccola teiera e tanti bicchierini: ai clienti spesso è offerto il tè oppure l karkadè.


Egitto, Naama Bay, maggio 2006

Un ragazzo che parla benissimo italiano ci spiega il contenuto di ogni cesto, facendocelo annusare e spiegandoci a cosa serve: questo è l'indaco, per rendere più bianchi i vestiti, l'hennè, le rose per gli infusi, la menta per il tè, il Karkadè, quello buono, che viene dal suo paese, da Assuan, questo è tamarindo, quest'altro invece serve per i dolori di testa... Ogni cesto contiene segreti, ed il ragazzo pare un apprendista stregone nel laboratorio del mago.


Egitto, Naama Bay, Indaco, maggio 2006


Egitto, Naama Bay, Infuso di rose, maggio 2006

16 maggio 2006

L'isola dei gabbiani


Egitto, Parco marino di Ras Mohammed, maggio 2006

Descrivere questo posto è impossibile. Non esistono parole per descrivere la bellezza magica di questo azzurro. Lontano i profili dei monti, il massiccio del Sinai, che si buttano in mare. Poi acqua cristallina dalle mille sfumature di azzurro e in mezzo al mare questa striscia di sabbia dorata, lunga e stretta. Tutt'intorno ancora la barriera corallina che fa cambiare i colori dell'acqua. Sopra la sabbia, gabbiani e stelle di mare. In acqua i pescherecci e le imbarcazioni dei turisti. Gli occhi non sanno dove guardare, vorrebbero tenere tutto in uno sguardo solo: colori e luci, monti e acqua, cielo e mare, pesci e gabbiani.

28 aprile 2006

La foto impossibile


Camogli, Il faro, aprile 2006

Ci sono dei momenti in cui quello che vedo lo trovo così bello che devo a tutti i costi fotografarlo. Se riesco ad avere quell'immagine, lì, sulla mia macchina fotografica e poi sul mio computer, la posso guardare, riguardare, riviverla, gustarla senza la fretta di un attimo che scappa via. Sì, certo, c'è la memoria, ma la mia fa acqua come un colabrodo per certe cose.
Però mi capita molto spesso che quello che vorrei fotografare è una foto infattibile, come questa... Buio, due barche in movimento, tempi lunghi e niente appoggio... Questa è la meno peggio che ho ottenuto, ma a me importa poco: ci riproverò. Intanto mi godo questa, il blu intenso della notte appena iniziata, la luce calda del mio faro, le barche silenziose che scivolano sul mare piatto e la luce della lampara che si riflette sull'acqua.

27 aprile 2006

Dahab


Egitto, Dahab, maggio 2004

Due anni sono passati da questa foto e solo pochi giorni fa ho rivisto la stessa spiaggia. Solo che era su tutti i telegiornali, fra i nastri della polizia che circoscrivevano i luoghi dove si era fatto esplodere uno dei tre kamikaze. Ho rivisto il ponte di legno, sul quale ho fotografato una donna musulmana con il velo sulla testa, il ristorante a forma di barca, con le finestre tonde per simulare gli oblò e i delfini dipinti fuori, la passeggiata che ricordo piena di luce, di colori e di vento.
18 morti e moltissimi feriti, in un paese che ha commesso l'unico torto di essere moderato e di aver aperto al turismo occidentale. Quando finirà?

20 aprile 2006

Arancione


Cambogia, Phnom Phen, agosto 2005

L'intuizione alla base del buddhismo è che la vita è sofferenza. Lottare contro questa verità è del tutto inutile, anzi è produttivo di altra sofferenza. Quindi l'insegnamento è quello di non reagire al male, e di non commetterlo. Solo chi non reagisce al male e non ne commette a sua volta, può guadagnare il Nirvana. Ma il Nirvana non è un paradiso: il Nirvana è la non rinascita, lo sfuggire finalmente al circolo di vita, sofferenza e morte.
Il Nirvana si conquista attraverso la meditazione e l'amore verso il genere umano. La meditazione è praticata in primo luogo dai monaci, che devono seguire anche regole di vita severe. I monaci devono avere testa e viso rasati, portare sempre ampie tuniche di colore giallo-arancione, colore che simboleggia l'energia e la saggezza, vivere in assoluta povertà, possedendo solo una ciotola per mangiare, un paio di scarpe, un rasoio, un ago per ricucire il vestito e un filtro per l'acqua.
Il cibo dovrebbe essere limitato a pochi e poveri alimenti (riso, pane, brodo) e in nessun caso i monaci possono mangiare da mezzogiorno fino all'alba del giorno dopo. Seguendo questa tradizione, a Luang Prabang (in Laos) è ancora possibile vedere, all'alba, la fila dei monaci che ricevono dagli abitanti il riso nelle loro ciotole di legno, mentre i tamburi dei monasteri ritmano il risveglio della città.

10 aprile 2006

La tonnara torna in acqua


Camogli, Il molo, marzo 2004

Si è formato un capannello di uomini sul molo. Parlano, chiacchierano, gesticolano. E' arrivato il momento di mettere le reti in acqua. La giornata è adatta, il sole è coperto, ma non sembra che voglia piovere. Le reti sono ancora attaccate al muro che corre sul molo.
Nella mattinata alcuni pescatori preparano tutto, sciogliendo le reti e stendendole a terra.


Camogli, Pescatori preparano le reti della tonnara, aprile 2005

Nel pomeriggio ci sono tutti. Esce il sole e fa caldo. Il lavoro è più faticoso così. C'è chi districa le reti sul molo, chi, dalla barca, le tira a sè, con attenzione perchè non si annodino. Ben presto le reti diventano una montagna e gli uomini ci stano sopra, sempre tirando. Alla fine della serata, ci sono ancora reti da sistemare. Domani si ricomincia.


Camogli, Pescatori preparano le reti della tonnara, aprile 2005

04 aprile 2006

Kbal Spean


Cambogia, Angkor, Kbal Spean, agosto 2005

Kbal Spean è un fiume sacro, immerso in una giungla, ad alcuni chilometri da Angkor. E' chiamato anche il fiume dei Mille Linga. Vi si arriva dopo una bella passeggiata in mezzo alla foresta, lunga circa 1,5 Km in salita, ma estremamente piacevole.
Arrivati in cima, il fiume, che in realtà è piuttosto un torrente, scorre fra pietre scolpite da divinità Hindù. Nell'alveo, invece, sono scolpiti i Linga, la rappresentazione fallica di Shiva. Il luogo fu scoperto solo nel 1969, ma a causa della guerra civile non era possibile visitarlo, fino al 1998. Ancora oggi, lungo i sentieri che conducono fino alla cima, si incontrano cartelli che avvisano di non allontanarsi al di fuori delle vie battute, per il rischio di mine.


cambogia, Angkor, Kbal Spean, agosto 2005

30 marzo 2006

Il mare rosa


Camogli, Punta Chiappa, febbraio 2006

Il mare blu... azzurro... verde... Roba già vista. Ma che dire di un mare rosa? E' lo scherzo di un crepuscolo nuvoloso,di uno sprazzo di cielo azzurro, di un ultimo raggio di luce.

28 marzo 2006

Quando il giorno finisce


Maldive, Rihiveli, agosto 2004

Senza spiagge bianche e senza palme, ma pur sempre Maldive. Quando il sole cala verso l'orizzonte, c'è un momento di silenzio e di luce. Nelle capanne dei maldiviani dell'isola su cui stavamo, i preparativi per la cena andavanno avanti con calma. C'era chi puliva il pesce sotto la tettoia affacciata sul mare e chi ne pescava ancora altro. Come in un paradiso perduto, non aveva bisogno di canna o di attrezzature, ma solo di un filo, di un amo e di una briciola di pane. Altri passeggiavano, o semplicemente guardavano l'orizzonte, inconsapevolmente avvolti dalla luce magica. Anche noi stavamo là seduti, sul bordo del muretto, con i piedi quasi in acqua, a guradare l'orizzonte, nella quiete e nel silenzio senza tempo e senza fretta, come sempre dovrebbero finire le giornate.


Maldive, Rihiveli, agosto 2004

21 marzo 2006

Sapori, colori e profumi


Laos, Luang Prabang, mercato notturno, agosto 2005

Primo giorno di primavera.... Sì, ma il grigio oggi impera. Piove come fosse autunno e mentre resto chiusa in casa a guardare dalla finestra, ho voglia di ben altri colori! Sarà una mia deformazione, ma invece di associare i colori e la primavera ai fiori, il mio pensiero corre al cibo, e soprattutto a quelle esplosioni di colori e profumi di certi mercati.
Quello di Luang Prabang era meraviglioso: si svolgeva di notte e tutto all'aperto. Le donne cucinavano, impastavano, friggevano, cuocevano il pesce su griglie di bambù, offrivano zuppe coloratissime e profumate. Era bellissimo camminare nel crepuscolo delle sere d'agosto, in mezzo a quelle bancarelle, assaggiando questo e quello, ora una frittella, ora del riso impanato, ora dei ravioloni ripieni di verdure e cocco, mentre si accendevano le lanterne di carta di riso, ornate di fiori secchi.

19 marzo 2006

La quiete


Laos, Luang Prabang, agosto 2005

Le sensazioni che si hanno nell'entrare in un monastero buddista sono quelle di serenità e di quiete. Chiunque entri è il benvenuto, in qualunque momento. Le uniche regole sono quelle di togliersi le scarpe prima di entrare nel perimetro del tempio e di avere un abbigliamento adatto, che significa, sia per gli uomini e che per le donne, spalle e gambe coperte. Dopo di che la loro casa è la tua casa e anche durante le preghiere si viene tranquillamente ammessi per poterle ascoltare, e ne vale veramente la pena. I monaci accolgono gli stranieri col sorriso, sono curiosi e desiderano parlare per far pratica di inglese, ma anche per sapere più che possono di un mondo così diverso dal loro. Nessuno cerca di "convertirti": anzi è espressamente vietato ai monaci di fare proselitismo. Ma se fai domande sono felici di cercare di spiegarti quanto possono. E' una vita di rigore la loro, eppure non ho mai trovato nei loro volti alcun segno di severità.

18 marzo 2006

Su, in quattro!


Sri Lanka, Kandy, agosto 2004

Questa non è una foto speciale, se non per il fatto che tutti mi stavano guardando. E' normale, in Asia, che su una moto ci stiano 4 o anche più persone. Credo di averne contate anche 7, ovviamente con bambini molto piccoli. Il casco è rarissimo. In Sri Lanka, dove ho scattato questa foto, è più comune che in Cambogia, paese molto più povero. Del resto, le moto sono costose, la benzina è costosa, i trasporti pubblici vanno bene solo per gli spostamenti lunghi (non ricordo pulman di linea urbana...): quindi chi ha un mezzo lo deve sfruttare fino in fondo. Ovviamente si muovono pianissimo, ma gli incidenti sono purtroppo molto numerosi.

16 marzo 2006

La tonnara di Camogli


Camogli, il molo, marzo 2006

Ai primi di marzo cominciano ad allungarsi sul molo le corde di filetto di cocco, con cui vengono intrecciate le reti della tonnara. La tradizione è antichissima. Il primo documento che fa riferimento alla tonnara di Camogli risale al 1603, ma è molto probabile che la tonnara abbia origini addirittura anteriori. Una serie di leggi e decreti disciplinarono in quegli anni l'esercizio della tonnara e la spartizione del pescato con Recco. di fatto il pescato era abbondante e la tonnara era fonte di benessere per la cittadinanza di Camogli. Con i proventi della pesca ricavati dalla tonnara fu anche costruito il Santuario della Madonna del Boschetto, intorno al 1630.


Camogli, particolare dell'annodatura delle reti, marzo 2006

La rete della tonnara viene calata in mare ogni anno a primavera, più o meno a 400 metri di distanza da punta Chiappa. Viene ancorata a terra, cosicchè il pesce che ci entra non possa più uscirne e poi, da lì, il pesce avanza in un labirinto di reti a maglie sempre più fitte, fino alla "Camera della morte". Ogni sera la "camera della morte" viene tirata su e il pesce catturato.
Ci sono storie bellissime intorno ai pesci che venivano trovati nelle reti ed esposti al porto. Una delle più recenti (risale al 1974) riguarda un pesce gigantesco, colorato e talemente strano che nessuno lo riconobbe. La foto del pesce fu addirittura mostrata a Jacques Cousteau che ritenne si trattasse di una rarissima specie di pesce Luna.


Camogli, il molo, marzo 2006

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